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mercoledì 21 marzo 2012

Gino


Gino sta sempre al suo posto, ha orari precisi, dice sempre le stesse cose.
Mangia e beve con regolarità, si tiene in ordine, non va mai oltre i suoi spazi.
Gino è il merlo indiano che mi abita a fianco.
Un giorno di venti anni fa ha tentato quello che sarà il suo unico volo libero. Un volo che lo ha portato dalla casa di qualcuno al vetro della finestra del mio vicino. Un tonfo sordo.
Il mio vicino che apre la finestra, lo raccoglie intontito e non sapendo come fare, lo mette in una gabbia e lo espone alla vista della strada. L'intento, quello di mostrarlo a chi lo reclamasse.
Nessuno in vent'anni.
Gino vive una vita agiatissima nei suoi 30 cmq di gabbia.
Imita le voci di tutti noi. E' una sorta di memoria vivente di molti che nel frattempo se ne sono andati. E' piacevole sentire " Ciao" con la voce di Gitto, morto quattro anni fa. O sentire il mio fischiettare del mattino. Non sappiamo l'età di Gino. Non sappiamo neppure se è felice.
Per noi è Gino e basta, un amico che si saluta e che ti risponde ogni volta che gli passiamo accanto.
Mi viene solo un sospetto.
Se non si fosse schiantato contro la finestra del mio vicino, quale sarebbe stato il suo destino?
La sua scelta di vita è stata la fuga e il volo libero ma il suo destino una prigione dorata.
Mi domando quanta libertà reale ci sia nelle nostre vite preziose.



2 commenti:

  1. meglio una prigione dorata o una libertà limitata, piena di paure e magari di breve durata? non so, non saprei davvero che scegliere...

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    1. Francamente non lo so. Però le gabbie, i luoghi chiusi mi preoccupano.

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