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lunedì 30 luglio 2012

La distanza

A volte, o qualche volta o spesso. Ma non è importante.
Se capita, però, guardare la propria esistenza da lontano può fare paura o far mettere altre distanze.
I nostri piedi calpestano dove la testa invia loro l'impulso di farlo; e molto spesso calpestano suoli o realtà di cui spesso neppure conoscono la reale essenza.
Si va un po' di qua e un po' di là, ci si sposta, qualcuno prova a non camminare e allora è il resto dell'umanità che ti costringe verso direzioni che non conosci.
 Ci sono calpestatori professionisti.
Sanno perfettamente cosa calpestare e lo fanno senza il minimo dubbio e con la determinazione che solo uno che sa il fatto suo può avere.
La terra è li ai piedi di tutti ma non tutti la comprendiamo per davvero e ci limitiamo a considerarla esclusivamente un fatto acquisito su cui posare i nostri pesi.
Così la nostra esistenza si sviluppa, calpestìo dopo capestìo.
Per questo, ogni tanto, sollevare i piedi dal suolo e tutto il corpo insieme a loro, consente visioni altrimenti impossibili e una tregua al calpestìo il cui effetto benefico scatena nuove reazioni.
E' solo in quel momento che si può guardare la propria vita da una nuova distanza.
La distanza non è l'allontanamento da un punto ma la visione di quel punto da un altra prospettiva.

venerdì 27 luglio 2012

Esserci per forza

Ora, tu mi spieghi quella gente lì?
Quale gente, Mario.
Ora, tu riesci a vedere le cose che fanno e quelle che dicono?
Dipende...
Ora, metti che uno c'ha la macchina, sai una di quelle lunghe, eh?, una roba lì così..
Un'auto ...grande?
Ora, uno esce e pensa " Oh...c'ho una roba così grande in mezzo alla strada". E allora si mette lì, a fianco e non ci entra dentro, ci gira intorno, finchè non arriva uno e gli fa " Oh, grande 'sta macchina qua, eh?" E allora lui apre la portiera e parte.
Ah...forse ho capito.
Ora, metti che uno esce di casa e fa una roba che è sbagliata.
Eh si...succede.
Ora, uno che fa? Oh, scusa! Ho sbagliato!
Beh...si...almeno...si dovrebbe.
Ora, metti che invece fa la cosa sbagliata e poi ne fa ancora un altra ma non dice niente e quando uno gli fa " Oh! ma 'sta roba è sbagliata!" lui dice" Ma guarda è stato quello là che non mi ha detto che era così allora ho dovuto fare cosà ma sai io facevo già un'altra roba io poi lo conosco quello lì è uno che lo fa di proposito pensa che una volta mi ha pure pisciato su una gamba."
Mario...con chi ce l'hai oggi?
Ora, se esco di qua e mi cade un cornicione sulla testa, cosa devo dire? Ce l'ho con quelli che devono sempre esserti sopra o davanti o dietro, quando serve. Quelli che devono esserci per forza.
Mario...il caffè è offerto.


lunedì 23 luglio 2012

Sarà il vento

Come nulla fosse lascio cadere un cucchiaio e dopo poco lo raccolgo.
Lui scivola verso l'uscita ma poi ritorna sui suoi passi, lo sguardo indeciso se guardare altrove o fissare me, vera ragione di quel tentennare.
Sollevo un bicchiere, sono di spalle e, nel riflesso opaco di troppe lavastoviglie, deformo la realtà che si agita dietro di me.
Lui cerca l'approvazione, nel cercare nella pagina della cronaca cittadina, la notizia di quello strano fatto.
La realtà può essere anche stravolta e non solo per come la si guarda ma per come la si auspica. Io mi credo al sicuro passando da un bicchiere all'altro, ignorando, o fingendo d'ignorare, ciò che intorno accade. Lui si crede al centro di tutto mentre solo io lo osservo.
Il giornale è aperto sul tavolo, la notizia evidente. Ha un sussulto di piacevole approvazione e con il dito medio poggiato sul titolo, stabilisce un contatto con l'aria intorno.
Ripongo i bicchieri sui pianali e mi volto.
Lui adesso sa che lo guardo ed è in quel momento che il dito medio preme sulla notizia e con una torsione manda all'aria la pagina intera e le altre ad essa collegate, che si sparpagliano sul tavolo e su una sedia.
Lo so che l'hai fatto tu.
Ne sono fiero, dice lo sguardo, intanto che circoscrive con un semicerchio lo spazio tra me e l'uscita.
La realtà sa essere briciole e tovaglia.
La realtà dice che sto uscendo mentre ancora qualcuno appena avverte il fruscio del giornale sul pavimento.
Sarà il vento!

venerdì 20 luglio 2012

Senza titolo

Chi sei? mi disse entrando
Io lavoro qui, risposi
Perchè?, fece lui.
Francamente non lo so, dev'essere stato tanto tempo fa.
Anche per me non è semplice, giro in continuazione.
Potresti provare a fermarti ogni tanto. Ci sono posti accoglienti.
E tu? Potresti smettere tu?
No, credo di no. Hai ragione. Quindi che si fa?
Io passo di corsa prendo qualcosa e scappo via.
Io potrei restare a servirti una grappa e guardarti fuggire.
Quindi tutto normale.
Tutto normale, ciascuno è ciò che si è scelto.
O trovato.
Nulla si trova che resti a lungo. In genere si cerca e si trova.
Dici che non posso fare a meno di correre?
Dico che è così.
Allora me la dai la grappa?
Certo.
E' buona.
Anche la tua vita.
Devo smettere di bere.
Non puoi.
Lo so.
Chiudi la porta quando esci. Non posso guardarti andare.
Proverò a non girarmi.
Ciao .
Ciao.

martedì 17 luglio 2012

L'attesa

Cosa fa la la differenza tra un pensiero che corre e uno che si realizza? L'attesa.
Attendere è probabilmente una delle principali virtù che manda in frantumi le nostre certezze.
Molto spesso l'attesa è impazienza, altre tensione emotiva,  altre ancora l'attesa è un ostacolo insopportabile.
Aspettiamo l'autobus con queste sensazioni in testa. Un caffè del cliente frettoloso.
Aspettiamo il giorno dopo e la realizzazione dei nostri sogni, l'inizio di un concerto o il fischio finale di uno 0-1 a nostro favore, inatteso.
Aspettiamo i figli crescano per poi maledire la vecchiaia.
Ma dentro l'attesa, c'è tutta la nostra vita.
E allora mi viene da pensare che se tutta l'infrastruttura dell'attesa non ci fosse, forse non avremmo neppure motivo e ragione di dolerci di ogni male in ogni momento.
Potremmo respirare lasciando fare al caso e al tempo come se entrambi non esistessero e noi solamente meccanismi in movimento disincantato.
Mario apparirà, prima o poi.
La pace non si arma, si condivide.

sabato 14 luglio 2012

Inutile

Inutile.
Se il genere umano si guardasse allo specchio, vedrebbe sempre la stessa faccia da sempre.
Facce differenti con sensazioni ed emozioni che restano sempre le stesse, con le stesse dinamiche e gli stessi sviluppi.
 E non serve l'esperienza, la lettura, la cultura...inutile, comunque ciascuno compirà i suoi passi con i suoi inciampi e con gli stessi errori.
Errore che si declina sulle caratteristiche di ciascuno, caratteristiche che sono sempre le stesse caratteristiche, ripetute all'infinito con vestiti e modalità differenti, ma sempre la stessa cosa.
C'è quello che sa ridere e vivere al tempo giusto e quello che non smetterà mai di sentirsi un inutile fesso. E quello che sa costruire e chi non sa che pesci prendere.
Ma è sempre stato così e sempre sarà.
E' curioso pensare come noi, esseri umani, che costruiamo case e opere d'arte non sopravviviamo a loro che nel tempo restano li, annusano altri passanti, vedono mutare i paesaggi e ci ricordano la nostra provvisorietà.
Per questo la vita è una buffa schizofrenia, almeno per me; perchè per quanto la giri si ripropone sempre nella stessa posizione. Come una sfera con la neve artificiale. Scuoti, ohh, ti emozioni e poi torna tutto sul fondo, finchè non scuoti di nuovo.
Vivere fa male, fa bene e fa il contrario di tutto.
Vivere per me è una fatica immane e per altri un normale svolgersi delle cose.
Forse della vita ci si dovrebbe non curare.
Prendere l'aria che tira e lasciarsi portare.
Forse.

venerdì 13 luglio 2012

Vademecum

La sera chiudo presto.
La sera me la tengo per me e la notte la lascio al sonno, il mio.
La mattina apro presto.
Ho bisogno dell'aria fresca, dei pensieri di prima mano e dei volti che cercano il giorno.
Il tempo lo scandisco lento.
Mi serve sentirlo, annusarlo con calma e sapere che il tempo successivo sarà già un prossimo ricordo.
I ricordi mi servono.
I pensieri mi fanno compagnia.
Le parole sono monete da spendere.
Scrivere e sognare sono tutto il resto.

mercoledì 11 luglio 2012

...fossimo capaci di ascoltare

Mettiamo il caso che tutti, improvvisamente, fossimo capaci di ascoltare per davvero.
Ci sarebbero persone ferme in ogni angolo della strada pacatamente con le orecchie tese e i sensi ben disposti. Forse molti non potrebbero neppure uscire di casa per non interrompere il flusso dell'ascolto e ci sarebbero orari sfalsati sui posti di lavoro per poterne favorire la pratica.
Addirittura, nei posti di lavoro, le decisioni sarebbero prese lentamente e nessuno se ne assumerebbe la paternità al punto che non sarebbe necessario neppure stabilire delle gerarchie in quanto collettivamente si giungerebbe a definire i migliori percorsi da intraprendere. Non ci sarebbero neppure delle ore dedicate al lavoro perchè in realtà il reciproco ascolto non potrebbe essere regolato da tempi ma da necessità. Anzi, il lavoro stesso non sarebbe contemplato.
Forse non servirebbero le radio, le televisioni né men che mai le notizie di cronaca, soprattutto quella nera. Figuriamoci poi le guerre! Non avrebbero motivo di esistere perchè i conflitti sarebbero risolti ancor prima di cominciare. Probabilmente i libri si, quelli continuerebbero a esistere; e anche l'arte, la musica, la poesia.
Le tasse non ci sarebbero, non si sprecherebbero energia e tempo per consumi inutili; i magnati, i ricchi e i faccendieri finirebbero di popolare perchè ascolto e dialogo impedirebbero a chiunque di sovrastare altri, prendersi gioco degli altri, abusare del potere sugli altri, perchè il potere non esisterebbe.
Mettiamo il caso che tutto, improvvisamente, fosse così. Saremmo veramente certi, così colti all'improvviso, di sopportare tutto quel silenzio?

lunedì 9 luglio 2012

Verso casa

Ho chiuso il locale per qualche giorno.
 Fa caldo e poi Mario a Luglio non c'è; sembra vada da qualche parte con la famiglia, ogni anno lo stesso posto da quasi quarant'anni.
Come dico sempre, Mario è un buon motivo per tenere aperto; e poi fa molto caldo e c'è un po' meno gente in giro ma soprattutto ho voglia pure io di restare a guardare in giro.
No. Non vado da nessuna parte anche perchè non ne vedo il motivo. Qui c'è di tutto per stare bene e poi, in particolare, è quel momento di vita dell'anno dove adoro stare a casa dietro le persiane chiuse a immaginare fuori. Mi piace farmi accompagnare il pomeriggio dal concerto mai domo delle cicale che sembra siano li per me. Ogni tanto filtra anche dell'aria dalle persiane e in quel momento la canicola si fonde con le particelle di ossigeno creando piccoli vortici da una stanza all'altra.
Leggo o sonnecchio sulla mia poltrona, che dopo un po' diventa un insopportabile scaldino naturale, perfetto accessorio del periodo.
Il mare lo vedo da lontano.
Durante il giorno troppa gente e troppo caldo me lo fanno diventare oggetto indesiderato. Non verso sera, le 19 circa, a quell'ora sembra di andare in campo di battaglia dopo l'assalto. L'acqua e ancora molto calda, i sassi provati dal calpestio giornaliero; persino i gabbiani volano alti e lenti e i negozi cominciano a ritrovare pace e ritmi lenti, quando non sono chiusi del tutto.
A quell'ora nuoto fino al largo e osservo la cappa d'aria calda che sovrasta le case del borgo oltrechè gli anziani come me sgattaiolare fuori dai portoni e scivolare in strade prima assolate. Da laggiù, nel mio galleggìo, ogni cosa s'alleggerisce, al pari del mio corpo nell'acqua; i pensieri sono in sintonia con il movimento del mare e piano piano che si rimane in ammollo, il fresco entra nella pelle e il sole s'allontana a Ovest.
Poi rimane il primo buio sulla battigia, pochi bimbi in vacanza che giocano in quella penombra, giochi che ricorderanno per tutta la vita al pari di quella sensazione.
Allora esco, m'asciugo, m'infilo solo la maglietta e ancora a costume bagnato, ritorno verso casa.

giovedì 5 luglio 2012

Pensiero

Le favole vengono scritte per raccontare una realtà che si vorrebbe credibile e per sperare in un finale positivo e certo.
La vita invece scorre come in un parallelo sottotraccia che tutto ribalta, fino a che un giorno, quando meno te lo aspetti, entra qualcosa che non conosci nel paesaggio che ti sei costruito e lo confonde.
A volte è un gesto altre volte una persona, spesso un pensiero.
Un pensiero cui non davi importanza.
Un pensiero che come un suggeritore lontano, ti sussurra quelle nuove parole nell'orecchio e le fa rimbalzare tra i tuoi neuroni allineati sparpagliandoli come birilli di un boowling.
I pensieri sono la pietrina del tuo accendino e la fiamma, finche dura la benzina, i passi della tua strada.
Io so cosa mi fa paura ma non so mai quando questa paura si manifesta. E' il pensiero di questa paura che mi spaventa e rende immobile.
Un pensiero nuovo a volte è come uno spazzino dopo una festa,  sei stato bottiglia e coriandolo.
Quando arriva, un pensiero, lo accolgo come un amico ritrovato.