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mercoledì 25 maggio 2016

La serranda del tempo

Io lo so che non è mai tempo perso.
Anche quando mi mordono il culo ad ogni passo e ogni volta sembra di ricominciare da zero; quando mi sbarrano la strada o pestano i piedi, lo so che non è tempo perduto.
Da dietro il mio banco di questa dimenticata osteria, ripercorro ogni istante, ripasso nella memoria ogni voce e ogni volto che da lì mi ha chiesto di ascoltare, ordinato da bere o si è assopito con la testa ciondoloni.
Quando un fornitore voleva essere pagato subito, quando un vigile mi voleva multare per un orario non rispettato, un vetro rotto.
Quando ho creduto fosse una buona idea questo luogo e quando ho capito che non ne potevo più fare a meno.
Non è mai tempo perso.
Il tempo è un cortile silenzioso dentro il quale si agita l'aria e gli sguardi da dietro le persiane si fanno curiose in attesa di un tuo gesto.
Non è mai tempo perso, non lo sono le parole dette e ancor più quelle che si sono trattenute nei pensieri.
A volte ci credo per davvero di essere libero al punto di sentirmi libero di pensarlo fino a sorridere da solo nel farlo.
Abbasso e alzo la serranda alle stesse ore degli stessi giorni da non so più quanto tempo, torno a casa, passeggio, fumo una sigaretta, mi guardo intorno, sorrido a chi mi pare, mi svesto, dormo, sogno e mi risveglio: giorno dopo giorno.
Anche se mi mordono il culo a ogni passo, mi dicono " vecchio scemo!", ridono per i miei abiti antichi e la mia testa tra le nuvole.
Alzo la serranda e attendo.
Qualcuno passa sempre per cui valga la pena non perderlo, questo tempo. 


martedì 24 maggio 2016

L'appartenenza

Appartenere.
A qualcuno, a qualcosa, a un'idea.
L'appartenenza è un lento divenire e un continuo attendere una nuova sfumatura cercandone sempre di nuove.
L'appartenenza a un'idea ha consentito di costruire delle nuove società, lottare per esse e ci è voluto del tempo.
Lo stesso per conservare una relazione o un'amicizia.
Ci si deve lavorare di continuo, sfidando la noia e il disamore quando non tutto si manifesta come vorremmo.
Le idee e, con esse, le ideologie lasciano il passo al possesso immediato di un riscontro tangibile. 
Pare non esserci più la voglia e neppure la pazienza per attendere un risultato: si vuole tutto e subito. Altrimenti, si passa oltre.
Ho speso molta della mia vita ad attendere un risultato da conservare, un sogno da raggiungere, un risparmio da fruttare, quasi sempre vanificati dalla fretta.
I caffè si buttano giù caldi o freddi, ma di fretta.
Apparteniamo a noi, alla nostra anima.
Qui passano sempre meno anime e sempre più corpi in fuga, repentini e sfuggenti, buoni come capocchie di cerini che avvampano e si consumano.
Le anime si trincerano, chi la conserva ancora, si tiene alla larga: fanno sorridere, le anime.
Le anime sanno parlare ma non hanno bocca se non si rischia un alito a volte sconveniente.
L'odore di certe anime infastidisce gli adoratori di questo tempo senza appartenenza, mischiati nella folla dei maratoneti del tempo consumato.
Ci sono anime che soffiano da dentro per uscire e serriamo i denti per paura di mostrarla, quell'anima nostra, reale, nuda e così lontana dal nostro vestito.
Bisogna appartenere a qualcosa, a qualcuno, a un'idea.
Che siamo noi, Dio senza schemi che non lasciamo vivere quasi mai. 


domenica 15 maggio 2016

La ragione dei giusti

Ci sono ore che sanno di orologi fermi da tempo.
Nei dialoghi che ascolto, noto sempre di più il vuoto e la sbadataggine verso la presa di conoscenza di se stessi.
Non sento parole che si mischiano, ma concetti che si sbattono contro, veloci come particelle impazzite dentro un acceleratore.
Si corre, individualmente, cercando un traguardo e ignorando il paesaggio intorno.
Si corre perché sembra la sola possibilità per esistere.
Una gara continua contro un tempo che non si lascia svolgere ma si butta indietro cercando vittorie e conferme del proprio correre.
Ridurre il tempo per allungarlo, come se una maratona ci garantisse vita eterna.
Il caffè si trangugia intanto che si telefona, l'alcool perché allontana inebriando.
Ci si guarda appena e si ascolta ancora meno.
Si sente, come una musica in un parcheggio di un supermercato, sottofondo indistinto e continuo.
Si sente di dover dire, essere certificati in qualche misura.
Ultimamente vedo occhi stanchi, abiti curati per una qualche apparenza confortante.
Ma quasi mai qualcuno che ti chieda come stai, chi sei, cosa desideri.
Sembra esserci una sola ragione possibile: quella giusta.
Mario non c'è più.
E' andato via un pomeriggio di fine Gennaio in quella solitudine tanto simile al momento della venuta la mondo.
E' andato via, da qualche parte, di certo qui nei miei pensieri.
Mi mancheranno i suoi silenzi e il suo guardare sinceramente perplesso.
Mi mancherà la sua epoca che è anche la mia.
La ragione dei giusti non prevede l'osservazione ma il possesso di una posizione consona piuttosto che di un giudizio definitivo.
Ci sono buone ragioni per chiudere un Osteria. I costi e ancora di più la mancanza di sguardi, di armonia, di complice appartenenza.
La ragione dei giusti, dei nuovi giusti, ti vuole giusto come loro, altrimenti non esisti.
Come un caffè in una tazzina senza manico.