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mercoledì 29 febbraio 2012

Il tintinnio di un bicchiere

Ci sono persone che sanno affascinare.
Una è passata oggi. E ha lasciato il segno.
Mi ha parlato della sua passione per la storia e della storia delle persone in particolare.
Quelle, per intenderci, di cui nessun libro dedicherà mai un rigo, gente comune che normalmente vive questo spazio.
Ma lui, si è appoggiato qua, con la scusa di un caffè, e senza che glielo domandassi, mi ha raccontato la storia di Nives e del suo negozio da ciabattino che per quasi quarant'anni ha operato all'angolo della strada. Nives, cuciva piccole scarpe in cuoio che regalava come portachiavi.
Era solo un semplice uomo che provava piacere nel fare un gesto semplice e di cortesia.
E mi ha parlato di Colò, forse il cognome forse il nome che importa, e del suo laboratorio di scultura, pochi metri dopo.
Quintali di materiali modellati per creare forme che potessero durare.
Gente senza famiglia, figli o eredi.
Gente che è passata come il tempo.
La storia va imparata, va imparato il nostro saper comprendere, vanno conosciute e rispettate le ombre che ci passano a fianco.
L'uomo che ha saputo così bene affascinarmi per qualche decina di minuti, è poi uscito, salutandomi, ed é scomparso, lasciandomi come ti lascia un bel sogno appena sveglio.
A volte temo di non tracciare il mio cammino e di passare come un soffio senza aver smosso nulla.
Solo il tintinnio di qualche bicchiere.

La fotografia

Sui muri ci sono delle fotografie appese.
Ciascuna è un momento particolare e nessuna mi riguarda da vicino.
Quella che amo di più è a fianco alla porta dei servizi. L'ho messa lì di proposito perchè da lì passano tutti, prima o poi.
C'è un grande prato e sullo sfondo, in primo piano, un grande edificio moderno completamente stonato con le montagne sul fondo e la pineta di lato.
In mezzo al prato ci sono un uomo ed una donna, lui con la camicia a maniche lunghe bianca e una maglia legata per le maniche, sulle spalle.
Lei ha un vestito leggero, primaverile, sotto le ginocchia.
Forse era un pomeriggio di Maggio.
Sono seduti ed abbracciati in maniera composta e guardano altrove, forse lontano.
La foto è del 1962, i colori sbiaditi.
Il posto è sempre lo stesso, un giorno ci sono stato.
Loro, i ragazzi, non so chi siano e chissà chi sono e cosa sono stati.
Mi piace pensare che in una qualche maniera, laddove lasciamo una traccia del nostro passaggio, quella traccia rimane impressa per sempre.
Come quell'abbraccio nella fotografia.
Indelebile.

martedì 28 febbraio 2012

Rappresentanti

Mi serve solo del vino decente che non disintegri il fegato dopo un bicchiere. E che costi il giusto. Questo non va bene.
No...è l'ultima vendemmia e non si è fatto ancora bene ma è stata una raccolta meravigliosa!
Senti...sarà come dici...ma ne bevo mezzo bicchiere e mi prende male alla cervicale.
Che c'entra la cervicale con il vino?
Non lo so. Ma so che quando fa schifo e c'è troppa chimica, la mia cervicale si ribella subito. Quindi...fidati...fa schifo.
Ma guarda...ah ah...questa non l'avevo mai sentita! La cervicale. Non sarà il prezzo? Abbiamo dovuto aumentare del 40%...i costi sono alle stelle. Però per te ho una soluzione.
Lascia perdere...non è il prezzo...
Ma lasciami dire...
Ti dico che...
Ascolta...tu fatturi questo...io ti inserisco uno sconto compensativo del 40% per due forniture. Eh? Cosa ne pensi?
Non penso. Il vino è imbevibile.
Guarda che se vuoi stoccarti di bottiglie...non c'è problema. Posso farlo...
Senti...
Dimmi...quante bottiglie?
Non ne voglio...fa schifo...
Tre forniture? Eh?

lunedì 27 febbraio 2012

Ulisse

C'è un tizio che si siede sempre vicino alla porta e dice di chiamarsi Ulisse.
 Lo ripete spesso a tutti quelli che gli capita di incrociare gli sguardi.
Dice di chiamarsi così, perchè ritorna sempre da dove è partito. Anche se tutto cambia attorno a lui, comunque ritorna, comunque riprende il suo posto.
Dice che quando sembra che vogliamo andare lontano in realtà stiamo solo facendo finta e che una lunga fune, come un elastico, ci riporta al punto di partenza.
Dice che siamo solo ciò che si vede e niente più e che per quanto proviamo a mostrarci differenti, saremo sempre la stessa cosa, la prima, che si è svelata in noi.
Curioso, Ulisse.
Chissà quale Poseidone lo tormenta.
E qual'è il mio?
A ben vedere, nessuno dei due si è mai mosso.
Io da dietro il bancone lui dal vetro vicino alla porta.
Io a lavar bicchieri e servire ai tavoli, lui a sognare di volare via.


Le api

Un caffè, grazie.
Liscio?
Si è meglio. Anche senza zucchero. Tanto vale sentirlo il sapore amaro. Sennò che caffé è?
Sono d'accordo.
Mi sono scappate le api. Uno sciame intero.
...
E' da ieri che le inseguo. Niente da fare. Quando decidono che è il momento di cambiare aria e arnia, lo fanno.
Seguono la regina?
Certo. E' quella stronza che decide. Non le basta farle morire di lavoro. Quando decide che si è rotta, porta via ...le ali!
Sono animali intelligenti, le api.
Somigliano all'uomo. Anzi. Diversamente sono più organizzate. Di uguale hanno che sono stronze, quando vogliono. Ti pungono o se ne vanno.
E' successo anche a mio cugino.
Ha delle api?
No. Aveva degli amici.

domenica 26 febbraio 2012

La gente

La gente, cos'é?
Voci contrarie, rabbia improvvisa, universo perfetto, universo assoluto, linee di pensiero condivise, linee di pensiero distanti, odore, cattive intenzioni, buoni propositi, commiserazione, disperazione, gioia, gioia sfrenata, incoscienza, autostimata, disistimata, schierata, contrapposta, assente, distratta, affamata, troppo nutrita, ai margini, troppo ricca, troppo povera, così così, spenta, accesa, maschio e femmina.
E in fondo, arti, occhi, viscere e ossa comuni a tutti.
Nascita e morte nello stesso silenzio.
Che la differenza sia in altri mondi?

sabato 25 febbraio 2012

Spirito libero

Oggi sono volate via.
Sono rimaste tutto l'inverno immobili tra una stecca e l'altra della persiana, per non disperdere calore.
Anche durante i giorni più freddi, sempre immobili, muovendosi leggermente solo per cercare un raggio di sole o la vicinanza del muro della casa.
Due cavallette. Una, quella più grande, senza una zampa.
Ci avevamo fatto l'abitudine.
Le salutavamo al mattino e la sera quando tornavamo a chiudere le persiane.
Loro sempre lì.
Quasi come un monito: teniamo duro!
Teniamo duro. Aspettiamo il caldo per volare via.
Per tornare ad essere libere o forse preda di Lillo, di Agnolotto, di Grethe, Jimmy, i gatti che, pure loro, ci hanno adottati.
Tenere duro e resistere.
Per sentirla la vita. Per viverla. Fosse anche lo spazio del primo balzo.
Oggi il caldo le ha rianimate.
Sono balzate dapprima a terra. Agnolotto, che tra tutti è il più tonto, le osservava intanto che ingurgitava le sue occidentalissime crocchette: il benessere gli ha limato pure a lui gl'istinti.
Loro sono rimaste un po' lì, con tutte le zampe a saggiare il calore delle mattonelle del terrazzo.
Come in carica.
Poi, d'improvviso, il grande balzo e le ali che le spingevano lontano, sull'ulivo di fronte a casa.
Buon viaggio ragazze. O ragazzi. Che importa?
Siete state di compagnia.
Oltre ad averci fatto ricordare che la libertà si conquista ogni giorno.
Vivendo.

giovedì 23 febbraio 2012

Fernet della sera

Cadendo tutto sembra innaturale.
Si comincia dall'alto, il baricentro si destabilizza e in breve la posizione del busto cambia.
Piano piano sempre più in avanti.
Il tempo sembra non finire mai fintanto che il mento non tocca il selciato.

Sono giorni che aspetto qualcuno mi dica qualcosa, mi faccia un gesto.
Niente.
Le sole cose che sembrano destinate a me sono gli sguardi obliqui dei diffidenti.
Gli stessi che fino a ieri, quando guardavo le cose dall'alto, cercavano la profondità dei miei sguardi.

Non t'aspetterai solidarietà da chi teme l'eco dei propri pensieri, vero?
Vorrei solo camminare in pace.
Lascia perdere! La pace non esiste.
Cosa esiste allora?
Il silenzio della notte, per esempio. O il fruscio di una biscia nell'erba alta.
E non è pace questa?
No. Sono bisce e oscurità.

Stai attento a non cadere, che è meglio.



mercoledì 22 febbraio 2012

Alcoolismi

Bene.
Bene, molto bene.
Benissimo.
Siamo in ottime mani. Gente pronta a tutto per il nostro benessere.
Ma quando mai!
Davvero! Pensa che stanno lottando per far avere alle Banche tassi ancora più bassi!
Come se a noi cambiasse qualcosa.
Si potrà investire in progetti, investire in nuovi lavori, creare occupazione, far girare l'economia, la borsa!
Si...ma non dirlo a me.
Perchè? Perchè a te no?
Perchè a me non interessa investire in nuovi lavori, creare occupazione, far girare l'economia, la borsa; sarei già contento di addormentarmi e dormire.
Non si può ragionare così! Il futuro! Il futuro, caro mio! La libertà.
Perchè sei libero?
Certo che lo sono! Posso scegliere!
Allora perchè vivi in 40mq? E senza un pezzo di terra dove coltivare le patate?
Che c'entra! Le compro quelle e per vivere la casa c'é tempo.
Che ti serve lavorare così tanto se poi devi spendere per mangiare?
I soldi servono a quello. E ad altre cose.
Ho una capra.
E io una roulotte! E vado in vacanza due volte l'anno.
Ho anche due galline e vivo in mezzo ad un bosco.
Sei un poveretto che non evolve!
Siamo seduti allo stesso bancone di un osteria. E beviamo lo stesso vino. Ma io ho una capra e te una roulotte. Vedi differenze?
Qui no.
Appunto.
Appunto cosa?
Appunto. Nessuna differenza. Ma io ho la capra.
E io la roulotte!
Si...ma la mia capra è seduta a fianco a te.
Bene.
Molto bene!
Benissimo.



martedì 21 febbraio 2012

Un attimo dopo

Proviamo a domandarcelo, almeno una volta.
Proviamo a domandarci perchè arriviamo sempre un secondo dopo a capire ciò che ci gira intorno.
E già che stiamo provando, immaginiamo altri scenari, quelli che generalmente vengono classificati come "fantasiosi".
Immagino che chi si arrichisce voglia proprio fare quello e non sia una logica conseguenza delle sue azioni.
Immagino che chi decide una guerra sappia perfettamente che saperla lontano da casa sua lo può enormemente tranquillizare e mostrargliela come una statistica.
Ed immagino che arricchimento e guerra non siano poi così distanti.
Mi domando se tutte le volte che accendiamo il motore della nostra auto, abbiamo ben chiaro quanta disperazione da qualche parte stiamo avvallando.
Mi domando se chi siede ai vertici di Aziende o amministrazioni pubbliche abbia nel solo senso del dovere la scintilla che lo attiva.
Mi domando se ciò che faccio ogni giorno è giusto, consono, corretto.
E finita la domanda i fatti mi hanno già superato come i miei passi l'ombra del mio piede.


Esercitare le emozioni

Vengono qui a suonare. E qualcuno a provare i suoi spettacoli.
C'è chi fa teatro e chi solo musica ma c'è anche chi scarabocchia. A volte sui tavoli a volte sul muro dove un tempo c'era il telefono a gettone.
In tutti i casi, ciascuno lascia qualcosa di sé attaccato alle cose o più semplicemente sospeso nell'aria.
Ci sono dei giorni che dai tavoli sembra uscire, insieme all'odore del legno, una melodia.
Non sono mai solo e quando lo dico, molti se la ridono come fossi un vecchio pazzo.
Non importa. Ciò che conta veramente sono più solo le emozioni.
L'ho capito finalmente!
E le emozioni sono melodie che non si possono codificare ma solo ascoltare lasciandosi prendere, dal suono, dalle parole, da quell'alchimia che nasce quando le cose si creano e si creano tutti assieme, come una macchina muove ogni suo piccolo ingranaggio per diventare un solo andamento.

Tic tic tac il tempo piano se ne va
Tic tic tac quel che è stato non sarà
Tic tic tac strana gente questa qua
Non sono solo adesso


domenica 19 febbraio 2012

Post partita

Un tempo la domenica, finite le partite, la gente si fermava davanti ai bar per vedere il tabellone della schedina, sognare svolte definitive e più semplicemente scoprire gli altri risultati.
Anni luce.
Oggi tutto in diretta, tutto "on line", da usare al volo e passare ad altro. Non si fantastica e non si attende: si corre oltre.
A me non interessa Sky. Interessa andarci al campo.
Sentire i commenti, la gente intorno che smadonna e si trasforma per un'ora e mezza.

Ma come si fa a mettere in campo questa squadra? Dice uno e l'altro ribatte raccontando favolosi retroscena che lui conosce perchè c'ha il cugino che è vicino di casa dell'autista dell'autobus della squadra. Guarda...uno schifo. Il brasiliano è sempre in quel locale là fino alle cinque del mattino.
E si vede...non sta in piedi!
Ma finiscila!! E' che l'allenatore non capisce un cazzo doveva far giocare il cileno e mettere dietro il ragazzino che almeno c'ha voglia di correre. Mica come questi qui che non ce ne frega niente!

Capito perchè mi interessa ancora andare al campo e non guardarla in tv?
Caffe con sambuca, grazie!

sabato 18 febbraio 2012

Spento

Spengo la luce. Il locale non c'è più.
per un istante non c'è più nulla. A parte il negativo dell'ultima immagine, dietro la rètina.
Un po' come i ricordi, che come un flash riappaiono improvvisi e come negativo di una pellicola riposta, hanno bisogno del controluce per essere compresi.
Serve un altro gesto, quello dello stampatore, perché la pellicola si trasformi in fotografia.
Per i ricordi non bastano parole, incontri con persone, muri da toccare affinchè la fotografia sia nitida.
Serve solo il controluce della nostra memoria.


venerdì 17 febbraio 2012

Il privilegio di poter camminare

Provare per credere: si può camminare.
Si può anche evitare di arrivare con la macchina fin sotto la destinazione. Che se poi è in pieno centro cittadino, nel centro storico, è anche meglio.
Vantaggi molti.
Il costo del parcheggio non c'è, meno benzina consumata, chiappe e gambe più toniche.
Dice, si ma che scomodità!
Dipende dall'obiettivo, se uno vuole la chiappa tonica...
E poi...
E poi si scoprono cose che non credevi esistessero.
 Scopri che i quartieri vivono anche alle dieci del mattino e la gente ha un volto, qualcuna cammina come te, altra ha comunque qualcosa da fare. Ed emette suoni, parla come te,  forse pensa come te.
E ci sono i negozi, vecchi e nuovi e dentro altra gente che sospira per i pessimi affari o perchè pensa ad altro.
Perfino gli odori, ci sono.
E poi vuoi mettere! Fermarti richiamato dal profumo di focaccia calda di un forno, entrare ordinarne un pezzo e, sempre camminando, divorartelo con minori o inesistenti sensi di colpa?
Grazie sciopero degli autobus!
 Oggi ho riscoperto il grande privilegio di avere le gambe.

giovedì 16 febbraio 2012

Angolazioni differenti

Entra uno e mi fa : la so!
Sai cosa?
So che quello che guardi tu e diverso da quello che guardo io.
E allora?
Anche adesso. Guardi verso di me e pensi io veda la stessa cosa. Non è vero. Abbiamo angolazioni differenti.
Cosa vuoi?
Ti racconto la storia di Cappuccetto Rosso come l'ho vista io. Comincio:

Quella donna mi farà impazzire!  Pensava questo mentre percorreva la solita strada nel bosco per raggiungere la casa della donna che da dodici anni era la sua amante.
Non volevo diventasse così, ripeteva tra sé, ma mi ha stregato.
Intanto che camminava nel bosco, vide quell’impicciona della nipote  di lei, vestita con la mantella rossa, che come altre volte, lo precedeva, suo malgrado, a casa dell’amata.
 Non la soffriva.
 Ogni volta s’installava in casa, petulante e non andava via prima di qualche ora così che a lui rimaneva a mala pena il tempo di un saluto sulla porta, che doveva già rientrare a casa dalla moglie.
 Ogni volta. Per  dodici anni.
Un inferno. Anche questa volta, puntuale come sempre, la mocciosa saltellava qualche albero da lui. Si appostò come sempre, dietro la quercia vicino alla casa e attese.
 E questa volta si addormentò.
 Qualcosa lo sveglio di colpo. Un rumore, anzi, un grido. Un grido di donna, molto stridulo e molto spaventato.
 Corse verso la casa e si sporse con la testa a guardare dentro una finestra.
Da non crederci! Un miracolo!
Un grosso lupo attorcigliato dentro a vecchie mutande e camicie di cotone, stava inseguendo la piccola mocciosa!
Non vedeva però la sua amata. Non capiva dove fosse, forse era scappata terrorizzata da casa, magari era lì in giro.
 Intanto i lupo stava facendo in pieno il suo dovere divorandosi in un boccone la piccola peste.
 Prese a correre intorno alla casa gridando il nome di lei. Aveva il fucile che gl’impediva i movimenti e lo ostacolava. Fece per entrare in casa ma inciampò sul gradino d’ingresso.
Rovinò sul pavimento e per istinto si appoggiò con tutto il peso sul fucile che senza che lo volesse, esplose un colpo.
Un colpo fortuito ma che centrò in pieno il lupo in piena fronte, che nel frattempo sazio e lento, tentava di riprendere la via del bosco.
Non ci poteva credere.
Nel cadere al suolo, il lupo premette pesantemente il ventre a terra, che teso e pieno di cibo, esplose in un colpo facendo saltare fuori, sporche ma intatte la sua amata e…tristemente, la piccola petulante che riprese a saltellare verso il bosco.

Ci sono...

Ci sono cose che si fanno, altre che si sognano di fare e tante che non ci si arriverà mai.
A volte capita di farle fuori tempo, troppo presto o troppo tardi. Altre volte si fanno non del tutto, con poca competenza o con troppa supponenza.
In genere si tenta, si prova, si sbaglia e si ricomincia da capo.
Altre volte, no.
Ci si lascia soppraffare e ci si nasconde in un angolo con la paura di sbagliare ancora e di essere a disagio.
C'è chi sa, c'è chi finge si sapere e chi t'incoraggia ad insitere così prima o poi saprai.
C'è chi si vuol bene e sa che da se stesso può ottenere tutto. C'è chi rifugge anche lo specchio alla mattina.
C'è chi ti dice, bravo! sei un mito! invidio ciò che sei.
E sono gli stessi che non rispondono al telefono quando hai bisogno e te li trovi intorno se qualcuno parla bene di te.
Ci sono i ruffiani, i paraculo e quelli che ti devono sovrastare sempre.
E più son bassi di statura e più sono feroci. E più son cattivi e più diventano spietati.
Com'è complesso vivere.
Uff...

mercoledì 15 febbraio 2012

Cappuccino e brioche

Le olimpiadi a Roma non si faranno. Il Governo dice che deve tutelare il Paese.
Come dargli torto.
 E' la solita risposta che si presta più interpretazioni, come il politichese impone, ma il risultato non cambia.
Economicamente potrebbe essere un buon investimento ma ci vorrebbe una mentalità che da noi non esiste e chissà se esisterà mai.
La mentalità che fa delle cose di tutti una convenienza per tutti. Non di qualcuno.
Secondo me il Governo, fra le righe, quando parla di tutela si riferisce al fatto di non mettere a disposizione della furberia italica, montagne di ipotetici capitali che finirebbero solo per arrichire alcuni e lasciare sulla gobba di tutti strutture inutili ed ingestibili. Guarda gli stadi dei Mondiali del '90: devono essere buttati giù tutti, dicono, adesso.
No, il Governo è preoccupato dei soldi che non ha e non vuole mettere altre tasse.
Come se ne gliene importasse qualcosa a quelli lì!
Ma se siamo governati come quelle famiglie che per risolvere i problemi, si giocano tutto al Casinò! La finanza! Lo Spread! I Bund. Ma che si fottano!
Stasera gioca il Genoa.
A che ora?
Ve ne fanno tre!
Abbiamo una difesa inguardabile...
Ci vorrebbe più tutela....
Ma guarda un po'!

martedì 14 febbraio 2012

Mario

Passi le giornate a telefonare a clienti che non ti vogliono rispondere. Hai i capi alle calcagna che pretendono tu venda, venda e venda ancora. Lo sento dire da tutti i rappresentanti che passano da qui e si annientano. Quello che non capisco è la fretta e più ancora la frenesia.
C'è da imparare dalla mia gatta, che quando mi vede nervoso o distante, mi si struscia addosso facendo le fusa e mi tranquillizza.
Lei non conosce fretta, dorme, mangia e decide se cercarmi.
In fondo cosa ci serve?
 Aria per respirare e sangue per tenere in movimento la macchina. Mangiare...beh si mangiare e bere, ci mancherebbe. Ma mica troppo.
Aria e sangue invece servono sempre in quella quantità.
Le idee non devono mancare, la voglia di esistere, di fare qualcosa.
I sogni invece possono incasinare se li si prendono troppo alla lettera.
Io sogno quando dormo e dormo sempre bene. Qualcuno dice che non ho niente da pensare e che sono fortunato.
Mica vero!
Solo, dormo. Chiudo gli occhi e non ci sono più, insieme ai problemi.
Che restano dove sono e ti tormentano la vita. Chissà perchè poi? Dovremmo solo vivere questo poco tempo senza doverselo menare oltre.
 Dovrebbe essere tutto come stare qui adesso, con solo lo spazio del tempo di quel momento e niente più.
La frenesia e la fretta non lasciano scampo.

I sogni all'alba

Il momento migliore della giornata, è la mattina presto. Molto presto.
Quando ancora i più dormono e dormono le ultime ore di sonno, quelle durante le quali si sogna.
Essere per strada a quell'ora, passando sotto le finestre buie, mi fa pensare che per qualche magia, la macchina dei sogni mi possa tirare dentro a un sogno ritardatario di qualcuno.
Immagino una mano che scivola lungo i muri delle case e viene a scegliermi.
Poi apro il locale, alzo la serranda piano per non fare troppo rumore e anche dentro al locale avverto un attesa interrotta. Come se i fantasmi della notte si fossero nuovamente resi invisibili, indispettiti da quel gesto.
E' per questo che entrando saluto sempre, voglio che sappiano che non sono loro ostile e che mi fanno pure compagnia.
Tra poco arriverà qualcuno per il primo caffè del mattino, per i primi silenzi o le prime scoperte inattese.
Accendo la luce.

lunedì 13 febbraio 2012

La gestione dell'ombra

Cade il solito silenzio a quest'ora. Qualcuno va a cena, qualcuno tarda per non rientrare. Qualcuno sta biascicando qualcosa tra sé e sé sulla giornata quasi finita.
Ne ho sentita una che mi è piaciuta, oggi. C'era un tizio che parlava della "gestione dell'ombra". Alessandro, il suo nome.
Alessandro, ricordo adesso.
Non lo avevo mai visto prima d'ora.
La gestione dell'ombra è decidere se seguire la rotazione della terra o fare quadrato dello spazio creato da un ombrellone aperto.
Ossia, nel secondo caso, non muovere mai la propria sdraio in direzione del sole.
Buffo.
Buffo perchè, fintanto che si è da soli, il problema non sussiste. Ma se qualcuno ci sta a fianco con la propria ombra gestita dalla rotazione terrestre, ad un certo punto, inevitabilmente, ci sbatte contro.
Chi ha ragione? Chi sta fermo o chi segue? E poi: l'ombra è di proprietà?
Mi scappa da ridere se penso alle ombre che ci andiamo a procurare convinti di essere i soli a farlo, quelli che parcheggiano sui marciapiede, quelli che non fanno la fila alla fermata del bus, quelli che pensano che con l'astuzia si ottengano pregevoli risultati.
La gestione dell'ombra, potrebbe essere un ministero da fondare nei prossimi anni.
Salute

Benvenuto all'Osteria del Tempo sospeso

L'Osteria è un luogo quasi scomparso. Diverso dal Bar in quanto all'Osteria ci si va per bere e perfino per mangiare. All'Osteria le persone sostano. E talvolta parlano tra loro.
L'Osteria del Tempo Sospeso, è un luogo di passaggio e di sosta, dove perdersi senza necessità di essere ritrovati.
In questo luogo i pensieri transitano liberi e un po' di vino alla buona aiuta il dialogo. Tutto si può raccontare.
L'Oste è discreto. Ascolta e dice la sua. Serve da bere e non giudica.
Benvenuti.