Google+ Followers

martedì 21 giugno 2016

Sebbene

Ci sono ragioni che non si spiegano.
Come tenere aperto questo bar, anche se preferisco chiamarlo Osteria.
Non ci sono buone motivazioni economiche, neppure prospettiche ( non ho eredi), neppure culturali nel senso più autorevolmente inteso o storiche.
Ma l'Osteria rimane aperta, io mi limito ad alzarne la serranda, accenderne e spegnerne le luci, acquistare e rivendere oggetti in vetro o confezionati.
Insomma, nonostante me, lei, l'Osteria, vuole rimanere aperta e viva.
Io l'accompagno, mi adeguo e nonostante tutto, tiro avanti.
L'Osteria sono le persone che transitano con le loro storie che lasciano come alone sul bordo dei bicchieri che poi laverò per poter poi raccontarne e lavarne di nuove.
In questo gesto c'è il senso di questa ragione inspiegata.
Ogni tanto qualche bicchiere lo conservo.
Non lo lavo e lo chiudo in un cassetto, qui, sotto il banco.
Non chiedetemi perché: lo faccio.
Non ne ho molti ma neppure pochi e molto spesso li tiro fuori dalla loro ombra e li osservo in controluce per leggere le tracce lasciate.
Qualcuno è più appannato, altri sono polverosi, altri ancora hanno un velo di grigiore non rimovibile.
Quelli che ripongo nel cassetto in realtà mi domandano di essere riposti perché chi li ha tenuti tra le dita, in quei pochi attimi, ha saputo raccontarmi liberamente tutto di sé e io a lui.
Questa libertà di essere è la più grande libertà che posseggo e che alimento tutti i giorni, con nuovi bicchieri, nuovi sguardi, finché un'anima affine si palesa e allora resta lì, per sempre.
Sebbene possa sembrare non adatto a questa vita, questa vita è la sola che ho e si adatta a me e io a lei.
Il resto, a ben vedere, sono luci da accendere e spegnere, serrande da far scorrere, bollette da pagare e nulla da perdere.
* l'immagine è un'opera di un'artista genovese, Cinzia Ratto.