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martedì 26 maggio 2015

Ascoltare il silenzio

Gli affari in Osteria vanno così così.
Non perché non passi gente, anzi, ma perché spendono un po' meno.
Tanti hanno perso il lavoro, altri non hanno visto aumentare lo stipendio, altri ancora hanno figli che non trovano lavoro e li devono mantenere a lungo.
Molto fa anche la noia.
La noia di sentire di continuo questo fastidioso lamento, percepire il disagio di molti e l'instabilità che pare essere diventata la forma più comune di regolarità.
Tasse, imposte, fatture, quelle le devo comunque onorare ma se non voglio suicidarmi economicamente, devo a mia volta rinunciare e ridurre qualcosa.
Ma questi, sono discorsi noiosi.
Ciò che invece non è noioso, almeno per me, è avere questo privilegio dell'osservazione e dell'ascolto.
Poter stare lì per ore intere a osservare ciò che mi accade intorno, sentire qualche discorso più o meno campato per l'aria o semplicemente galleggiare dentro ai silenzi in cui ciascuno si chiude; galleggiare rimanendo ancorato alla bitta del molo, come barca ormeggiata.
Perché ciascuno cerca costantemente il proprio silenzio e talvolta lo trova, magari in luoghi e situazioni inaspettate, come per esempio rimanendo appoggiato con la schiena al bancone dell'Osteria, dandomi le spalle con la scusa di guardare fuori dai vetri chi passa.
Entrambi attraversiamo qualcosa; io le sue spalle, e i suoi occhi il vetro della finestra, fino a che, in un certo punto al di là del vetro, il mio sguardo e il suo s'uniscono in unico guardare, che, come una telecamera fissa su una via, registra ogni movimento o nessun movimento che a ben vedere è un buon motivo di osservazione pure lui.
E in quel crocevia, in quell'assemblea di sguardi, c'è il silenzio, c'è quel momento intimo e spolpato di tutto, che è l'essere collegati a un filo invisibile lontano da noi, corpi immobili e lontani al di qua e al di là del banco.
Questo a me dà gioia, e senso alla giornata.
E se qualcuno, in quel momento, mi ordina un bianco o un fernet, è come se mi spaccasse in due la fune che tiene insieme il molo e la sua imbarcazione, lasciandomi il galleggio che muove lo stomaco.
Gli affari vanno così così: troppe interruzioni.