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venerdì 30 marzo 2012

Se...


Se fosse evidente a tutti che noi siamo un uno di una moltitudine, probabilmente ci accorgeremmo che non serve mordersi il culo ad ogni soffio di vento.
Se fosse evidente che siamo solamente altri che cercano altri, il concetto stesso di diverso non sarebbe contemplato.
Se fosse evidente a tutti che vivere è una curiosa meccanicità che possiamo soltanto alimentare ma non determinare, smetteremmo di utilizzare arroganza e violenza.
Se la pace fosse evidente, forse non saremmo quello che siamo.
Forse non saremmo qui a dondolare su corde improbabili.

mercoledì 28 marzo 2012

Mi piace


Mi piace pensare che nulla vada mai perduto.
 Neppure i sogni della notte, neppure le persone che se ne sono andate, neppure le parole che sembrano inutili dire.
Mi piace credere che tutto abbia una sua dimensione esterna o parallela al nostro vedere solito e che ciò che ci riguarda resti in una sorta di memoria accessibile.
Così accessibile da bastare un tocco di dita nell'aria a disegnarne la richiesta che subito dalla memoria torna ad essere visibile.
Mi piace ciò che stanno facendo in questo istante un numero imprecisato di persone in qualunque parte dello spazio, persone che stanno lottando, credendo in un ideale, inseguendo un sogno, costruendo un oggetto o un discorso, aiutando chi ha bisogno, essere al di là degli schemi, avere amore per chi gli sta a fianco o per un sogno che tarda a realizzarsi, un Dio in cui affidarsi, un libro da scrivere, una canzone da cantare.
Mi piacciono queste persone che si fermano qui nel mio locale, ogni giorno, con la curiosità di ritrovarsi, di rallentare o non essere daccordo.
Mi piace il cielo di questa città e il suono delle suo antiche campane che sono le stesse che ascoltavano molto prima di me sotto lo stesso cielo di oggi.
Mi piace pensare che nulla vada mai perduto e mi piace pensare che non mi perderò mai finchè ci sarà un cielo sotto il quale camminare.

lunedì 26 marzo 2012

Un altro punto di vista


E se tutto questo correre fosse utile per davvero?
E' normale pensare il contrario ma in fondo poi tutti corriamo come dei disperati e allora provo a credere che ci sia una ragione forte e reale.
Probabilmente è nella nostra natura e ancora di più nella nostra natura accettare con fatica che qualcuno che ci sta intorno possa correre come e più di noi ottenendo qualcosa.
Forse egoisticamente tutti vorremmo correre appena un po' più del prossimo ma decidere come e quando.
Egoisticamente. E' una parola da analizzare di più.
In fondo chi fa qualcosa per gli altri se non ha un tornaconto, un egoismo da soddisfare?
Siamo davvero certi che ciò che facciamo sia solo per spirito di sacrificio e ineluttabile?
Credo che sotto sotto siamo animali perversi che godono della propria condizione di vittime ad oltranza.
Me lo dice sempre Anita, che dopo vent'anni di manicomio, guarda il mondo da un altro punto di vista.

sabato 24 marzo 2012

Lentamente

Il sabato mi piace.
Mi piace soprattutto a quest'ora del giorno, la mattina, quando a differenza degli altri giorni si ha una differente routine. E' la routine del rallentatore.
Anche le campane della chiesa qui a fianco sembrano suonare più lentamente.
Tutto sembra fatto di una plastilina molto molle che se lasciata andare si allunga lenta lenta fino a tenersi insieme con un filo sottilissimo.
C'è qualcuno che rientra da una notte di combattimento, di passioni forti. Lo capisco dai loro volti che mi chiedono un caffè come si trattasse di un chinino per la malaria.
L'aria ha un altro profumo. Mi convinco che sia minore smog sapendo che non c'entra molto.
Peppino però arriva alla stessa ora.
 Entra, si siede, guarda fuori dal vetro e aspetta il caffè. Come se da questa parte del vetro trovasse tranquillità e sicurezza rispetto ad un fuori che lo spaventa.
Mi piace il rumore della macchina del caffè che si scalda, il suo sbuffare.
Mi piace stare qui.

venerdì 23 marzo 2012

Routine


Mi sveglio.
Apro gli occhi.
Li richiudo ma sento tutto.
Li riapro, a fatica perché la luce punge. Poi li apro un po' di più.
Allungo i muscoli delle braccia, delle gambe, del collo, della schiena.
Alzo il busto aiutandomi con i gomiti e tiro via le coperte.
Mi alzo.
Sono in piedi e cerco le pantofole.
Le indosso e spingo un piede dopo l'altro acquisendo inerzia.
Apro la finestra.
Guardo il tempo e commento.
Vado in bagno.
Mi lavo ed altro.
Scendo in cucina.
Colazione.
Televisione accesa, gatto che gira tra le gambe.
Caffé.
Ripulisco la tavola, metto tazze e bicchieri in lavastoviglie.
Torno in bagno. Lavo i denti.
Mi guardo allo specchio.
Mi chiedo: " Perché?"
La borsa sotto l'occhio sinistro è peggiorata.
Ascolto i rumori delle auto che passano sotto casa, hanno fretta.
Ascolto i rumori dei primi lavori stradali e quelli dei contadini nei campi.
Ascolto il suono della mia voce che dice "Buongiorno".
Che giorno é? Venerdì.
Un'altra settimana é terminata.
Le conto: 2543 da quando son nato.
17.801 giorni da quando son nato.
I numeri non mi sono mai piaciuti.
Neppure la routine.

mercoledì 21 marzo 2012

Gino


Gino sta sempre al suo posto, ha orari precisi, dice sempre le stesse cose.
Mangia e beve con regolarità, si tiene in ordine, non va mai oltre i suoi spazi.
Gino è il merlo indiano che mi abita a fianco.
Un giorno di venti anni fa ha tentato quello che sarà il suo unico volo libero. Un volo che lo ha portato dalla casa di qualcuno al vetro della finestra del mio vicino. Un tonfo sordo.
Il mio vicino che apre la finestra, lo raccoglie intontito e non sapendo come fare, lo mette in una gabbia e lo espone alla vista della strada. L'intento, quello di mostrarlo a chi lo reclamasse.
Nessuno in vent'anni.
Gino vive una vita agiatissima nei suoi 30 cmq di gabbia.
Imita le voci di tutti noi. E' una sorta di memoria vivente di molti che nel frattempo se ne sono andati. E' piacevole sentire " Ciao" con la voce di Gitto, morto quattro anni fa. O sentire il mio fischiettare del mattino. Non sappiamo l'età di Gino. Non sappiamo neppure se è felice.
Per noi è Gino e basta, un amico che si saluta e che ti risponde ogni volta che gli passiamo accanto.
Mi viene solo un sospetto.
Se non si fosse schiantato contro la finestra del mio vicino, quale sarebbe stato il suo destino?
La sua scelta di vita è stata la fuga e il volo libero ma il suo destino una prigione dorata.
Mi domando quanta libertà reale ci sia nelle nostre vite preziose.



martedì 20 marzo 2012

Il tapis roulant


Il criceto sale nella ruota e corre. Corre.
Tutti noi ci svegliamo la mattina e montiamo su qualche ruota che ci siamo costruita. E corriamo, corriamo.
Per poi ritrovarci, noi e i criceti, più o meno allo stesso posto.
Vedo sempre, tre sere alla settimana, l'amico impiegato che va in palestra "per scaricarmi"; indossa la scarpa preziosa acquistata nel negozio del centro, la magliettina intonata ai pantaloncini, la musica nelle orecchie e per un ora e mezza corre su un tapis roulant e poi pedala come un forsennato su una bicicletta che non si muove.
Quindi, terminato, si lava, si riveste, torna a casa e il giorno dopo ricomincia a correre.
Siamo strani esseri che parliamo di pace e siamo perennemente in guerra con noi stessi.
Non so cosa sia meglio.
Noi o il criceto?

domenica 18 marzo 2012

Perché?


Ieri dicevo che le cose accadono.
Ogni momento. Alcune volte lasciano stupiti o sconvolti.
Succede che tanti hanno malesseri interiori, malesseri che impediscono di vedere luce dove luce c'è stanando i peggiori mostri che, pure loro, sono parte di questo mondo.
Succede che in un occhiello di una pagina di giornale, leggo di una sedicenne che attende seduta sul terrapieno il primo treno utile per farla finita.
E lo fa,tranquillamente, lasciando la sua borsa sul terrapieno e sdraiandosi decisa sui binari senza lasciar spazio ai macchinisti per una frenata utile.
Perchè?
Molti lo sanno, qualcuno tra noi forse è stato a sua volta chiamato dai mostri ma ha resistito.
So che di questo malessere si parla sempre troppo poco e troppo poco si fa prevenzione; magari solo rallentando questo correre furioso, questa rabbia costante che non ci abbandona mai, questo senso di inutilità.
Forse servirebbe più onestà diffusa perchè i furbi, gli opportunisti, che questa furia alimentano, si ritrovino ai margini.
Forse.
O forse ciascuno ha il suo percorso inspiegabile che presuppone nuovi percorsi a noi ignoti.
Tutte cose che non serviranno a una madre ed un padre per darsi pace.

sabato 17 marzo 2012

Le cose accadono

Uno pensa non accada mai nulla di rilevante.
Invece è sufficiente saper guardare e ascoltare perchè si scopra che ogni istante produce qualcosa di inimitabile e unico.
Qualche mente sopraffina lo capisce addirittura un bel po' prima che tutto si manifesti.
Buone menti intuiscono qualcosa intanto che vivono un accadimento.
Molti si limitano a leggerne i resoconti fatti da altri che spesso ci mettono un po' della loro fantasia o perizia.
Ma nonostante ciò, le cose continuano ad accadere, le parole continuano a riversarsi nell'aria e i nostri sensi in qualche modo ne percepiscono un po'.
Ieri c'è stato un gran parlare rispetto ad un intellettuale famoso che ha espresso giudizi personali e tranchant su un sistema di trasmissione della parola, Twitter.
Da una parte i favorevoli, dall'altra i contrari, altri in ascolto, altri ignari. Qualcuno perfino infastidito.
In tutto questo è emersa una certezza: che se non si ha nulla da dire non servono grandi parole o grandi palcoscenici.
I palcoscenici e le cose da dire sono a portata di tutti e sono a un passo da noi.
 La capacità di ascolto, beh, quella è già una materia più interessante e complessa ma non impossibile per nessuno. Anzi sarebbe un bel risultato l'apprendere l'ascolto da parte di tutti.
Vedi?
Le cose accadono ogni momento.
Anche in questa piccola Osteria.

venerdì 16 marzo 2012

C'ho la verità

Che c'è oggi?
C'ho la verità.
Un'altra? Tutte le settimane passi da qui e dici che hai una verità. Qual'è stavolta?
La divina commedia non esiste.
Ecco...
Il vino ubriaca.
Poi...
E' andata così:


"Madonna che botta!
Oh che tu ci hai messo dentro a codesto vino? Non mi si regge più la vista mi pare d’essere in una selva oscura…oh bella…madonna se l’è scura….non si vede nulla e ancora a casa vo d’andare e neppure mi reggo sulle gambe che la diritta via mi s’è smarrita.

Prop’ora che son nel mezzo di questo cammin…e quel dimonio di Caron…carin…Carenn…oh come lo si chiama dannato lui d’un barcaiolo imbriaco che ancor non mi si piglia per traversar lo fiume a codesta ora della notte.

Neppure l’anima di santi si vede in lo buio che v’è!

Non posso ritornar così a la magione…ella mi batterà già sul portone…oh no dunque ancor mi farò un …girone."

giovedì 15 marzo 2012

Il silenzio degli altri


Guardo.
Un gruppo di giovani blogger stanno pianificando strategie per un nuovo lavoro che svilupperanno insieme.
 Si sono seduti a due passi da me.
Sono contento di questo, anche del fatto che abbiano scelto di stare proprio qui, in un luogo lontano dalle dinamiche del loro mondo.
Sono contento di vederli entusiasti, propositivi e attivi. Il mondo va così e non è una prerogativa solo per la giovane età.
Anche Ercole, si siede qua e fa progetti.
Progetta la sua fuga, l'uscita di scena in maniera eclatante.
Non si è mai rassegnato all'idea di andarsene in forma anonima.
Ci va qualcosa di grosso, mi ripete sempre, che poi la gente si ricorda di me.
Dovremmo cercare di ricordarci più spesso di ciò che ci passa a fianco, di tutti i silenzi che evitiamo di decodificare per paura di scoprirne il vero suono.
Macchine bizzarre...
Abbiamo un solo motore e lo utilizziamo poco e male.

mercoledì 14 marzo 2012

Osteria del tempo sospeso.: Le logiche conseguenze

Osteria del tempo sospeso.: Le logiche conseguenze: C'è chi resta ore e ore qui, tra un tavolo, il banco ed il cesso. Ogni tanto una parola, un modo per dire, Hey, ci sono anch'io! Ho la mia ...

Le logiche conseguenze

C'è chi resta ore e ore qui, tra un tavolo, il banco ed il cesso.
Ogni tanto una parola, un modo per dire, Hey, ci sono anch'io! Ho la mia parte di dignità, poi ancora e solo silenzio. La testa va sempre e rimugina ricordi, immagini e immagini immaginate; e in questo suo macinare lascia tracce del suo passaggio sottoforma di nuovi silenzi e nuove paure.
Sono le logiche conseguenze dell'immobilismo e della paura di agire.
E sono in tanti, siamo in tanti; molti di più di quanto non si creda, di ogni genere e strato sociale.
Le nostre azioni e il nostro vivere sempre più scandito da situazione esterne alla nostra biologicissima vita, le bollette, le tasse, il riscaldamento, il mangiare, ci portano fuori dalla nostra reale portata.
Sono in tanti ad essere sempre più ai margini di questo mondo occidentale che asseconda solo i vincenti.
Pensaci un po'.
Immagina dovessimo solo preoccuparci di nutrirci il giusto e condividere socialità. Non basterebbe alla sola cosa che siamo, cioè persone viventi?
Certo il progresso. Nessuno lo nega.
Un tempo dovevo macinarmeli a mano i chicchi di caffè.


lunedì 12 marzo 2012

Le parole


Mi piace il tuo locale!
Grazie.

Le parole sono la mia tappezzeria, riempono la stufa, sono i bicchieri qui sullo scaffale. Le parole non serve ascoltarle con le orecchie: basta annusare in giro.
Le parole...
Una testa è un forno, gli occhi raccattano farina da impastare, i pensieri la lavorano per servire una parola finita alla lingua. La bocca, il fiato, decidono se sputarla fuori o tenerla dentro. Dipende dalla cottura, dalla capacità del forno di cuocere bene. Ma le parole sono lì, sempre e di continuo sull'uscio; pronte a costruire e disfare o a tornare indietro per essere rimpastate, rielaborate e riprodotte nuovamente, con altri suoni, con altre inclinazioni.
Ma le parole possono finire tra le dita e trasformarsi in segni, graffi colorati su superfici immobili adatte agli occhi, che ricominciano il loro giro per crearne delle nuove.
Non serve parlare quando nell'aria i pensieri si toccano, le emozioni si raccontano.

Il mio locale è anche il tuo, le parole sono di tutti.


domenica 11 marzo 2012

Il profumo della domenica mattina


Voglio sentire il profumo della domenica mattina!
Tiepido e odor di paste, focaccia nuova che mischia al dolce della festa il suo salato invitante.
 La gente con un altro andare, qualcuno con un altro restare indugiando tra tavolini e panchine, verso il pranzo, le promesse, i sogni e le gite.
Voglio sentire la voce che ora è eco nella testa, di chi dentro giorni scanditi dal ricordo, si fa nuvola sopra la mia testa ricordando che la pioggia cade e noi in piedi l'accogliamo e con lei scivoliamo dentro un sogno che sa di marciapiede e pozzanghere.
Voglio sentire il profumo della domenica mattina!
Avanti che il pomeriggio e il suo incalzare verso sera rimuginando il giorno, lo colori e lo trasformi in sogni di giorni nuovi di speranze immutate.
Voglio sentire il profumo della domenica mattina!
E domani sarà.


venerdì 9 marzo 2012

Uomo... donna...

Ieri era l'8 Marzo, il compleanno di un caro amico e la festa della Donna.
Da qui passano più donne che uomini e non perchè siano più beone dei secondi, ma perchè probabilmente trovano un ambiente consono.
Non offro grandi servizi, non faccio cocktails, non sublimo con vini pregiati e rotazione dei medesimi in bicchieri molto fragili, non ammicco con arredi e luci ruffiane. Non ho neppure un nome trendy.
Però, evidentemente, l'ambiente è consono.
E lo è per chi ha voglia di mettersi a nudo ed in gioco. Forse le donne lo sanno fare di più e meglio.
Uomo o donna trovo sia la definizione di una differenza che non significa diversità, di una caratteristica che non determina una classificazione.
Come dire etero o omosessuale, nessuna diversità, si ama allo stesso modo, quando si ama e si è stronzi allo stesso modo, quando si è stronzi.
Come dire bianco o nero. Abile e disabile. Ricco e povero.
Ho conosciuto parecchi stronzi in vita mia e molti sono passati da qui. Ma alla fine ciò che resta è ciò che hai seminato: infatti esistono le fogne.

"Riempirò il bicchiere del mio vino/non so com'è/ però v'invito a berlo" P.Bertoli ( A muso duro)
http://www.youtube.com/watch?v=2kmpxn5jhVg


giovedì 8 marzo 2012

La libertà del mio gatto


La libertà del mio gatto è la mia apprensione.
Decide di uscire la notte e non so mai se ritorna. Se però torna, la libertà del mio gatto è la sua decisione di occupare tutti gli spazi a lui graditi per dormire profondamente incurante di me.
La libertà del mio gatto, è decidere di voler mangiare a qualsiasi ora decida di svegliarsi, incurante del mio sonno. La libertà del mio gatto, è decidere di farmi le fusa e strofinarsi sulle gambe.
La mia libertà è non riuscire a fare a meno di accettare tutto ciò.
La mia libertà, è il confine che tutti i giorni mi pongo per cercare di non essere ripetitivo, petulante, noioso.
 La mia libertà, è non riuscirci sempre.
La mia libertà, è chiudermi in casa aspettando che passi.
La libertà, a ben vedere, è un po di spazio dentro ad un po' di tempo che ciascuno utilizza al meglio.
Ma questo il mio gatto, fa finta di non capirlo.

martedì 6 marzo 2012

La sosta

Non mi ero accorto che molti passano da qui per fare una sosta. Una banalissima sosta.
Un tempo perchè si andava a piedi e ci si ristorava il corpo. Oggi il corpo va da sé ma la mente no.
Quella ha bisogno di ristoro e di ritrovarsi.
Ci sono tanti che hanno lasciato un po' del loro cuore dentro a delle scatole di cemento chiamate uffici e ancor di più dentro abissi sconosciuti chiamati ambizioni. Altri hanno perduto il senso della semplicità e fanno dei corsi per ritrovarla quasi fosse un abito confezionato. Qualcuno si è perso per strada inseguendo fantasmi e idee di grandezza.
Ma la maggioranza ha solo spento il motore che alimenta l'emozione di vedere le cose per ciò che sono e son sempre state, risucchiati da un movimento veloce di questa strana navicella chiamata consumi.
La vita è tremendamente semplice e volere tutto e oltre non serve a nessuno se non a pochi.
Si può e si deve smettere di sprecare, consumare tutto come fosse infinito. Nulla è infinito.
Per questo tanti passano di qui per fare una sosta, per riprendere fiato e decidere i passi successivi. Qualcuno si ferma, qualcuno torna indietro, qualcuno cambia il passo, qualcuno annega nel bicchiere.
Tutti, vivono.

lunedì 5 marzo 2012

Buonista!

Magari in questo momento, da qualche parte del mondo, qualcuno sta tramando qualcosa di enorme che capiremo più avanti.
La storia ci sorpassa sempre, poi si ferma, si lascia guardare, ma stanchi d'inseguire, ciascuno se ne fa un'idea differente.
Lei, come un quadro esposto, sta lì per essere valutata, elucubrata ed intanto da qualche parte qualcuno trama dell'altro, senza fine.
Siamo fatti così, dobbiamo fidarci di qualcuno e non possiamo fare a meno di credere in qualcun'altro.
Ci impegnamo tanto per far si che le nostre scadenze giungano alla svelta da scordare che così facendo ci digeriamo il presente.
Passano da qui maledicendo il Lunedì mattina, tribolano come chi è senz'aria da Martedì a Venerdì, quando un grande YEAH! li proietta nel fine settimana.
Sempre così.
A ben vedere, probabilmente, il senso di precarietà è la condizione che la vita ci domanda per essere appagata e noi viviamo perennemente questo dondolìo tra ciò che si deve e ciò che si vorrebbe, confidando in tempi migliori, tra un sorriso e un pianto.
Buonista!
Ma sì!
Buonista...trapezista...terrorista...barista...

domenica 4 marzo 2012

L'estintore

Siamo tanta roba, a ben vedere.
Siamo tanta roba e lo scopriamo un po' alla volta.
Siamo tanta roba accumulata qua e la, siamo contenitori, siamo come estintori caricati al massimo.
E viene il giorno che c'è un incendio da affrontare e allora l'estintore fa ciò che deve.
Non si passa una vita intera a cumulare emozioni se poi non le si fanno sfociare in qualche maniera, qualunque maniera, manifesta maniera che altri possano a loro volta assorbire e caricare a loro volta altri estintori.
Vivere è un incendio continuo; materiale infiammabile a qualunque età.

sabato 3 marzo 2012

Un uomo del '900

Quando un argomento non si conosce, ci si deve mettere in un angolo e ascoltare in silenzio. Vivere mi ha insegnato che qualcosa s'impara sempre, quantomeno a stare zitti.
Comunque.
 Un gruppo di ragazzi si è seduto ai tavoli e hanno cominciato a smanettare sulle tastiere dei loro pc. O meglio...il mio è ancora un pc con i tasti, lo schermo, il cavo...loro hanno altro, roba che sembra essere appendice delle loro mani.
Sentivo che parlavano di E-Book, libri elettronici, e poi una sequenza di parole anglofone che proprio non ho capito.
Quello che ho inteso, invece, che esiste un mondo enorme che sta da qualche parte qui attorno e che non vediamo ma che parallelamente cammina con noi, fatto di minuscoli segnali elettrici che ci contengono come una moderna arca di Noè.
 Pensare che i libri possano essere stipati a centinaia in una scatoletta metallica mi angoscia e mi sorprende: ho libri dappertutto, sotto il bancone, nei ripiani...
Sapere che una semplice pigiatura di un tasto può determinare un giudizio più o meno favorevole da parte di una massa e non da parte di un critico specializzato, mi solleva: secondo me l'arte non si giudica mai. Al massino piace o meno.
Però, pur capendo poco, ho assorbito delle sensazioni.
Per esempio, che sono un uomo del '900 e tale rimarrò.
Che i ventenni di oggi hanno speranze diverse dalle nostre, ai loro anni, ma le hanno.
Che la fantasia quando troppo supportata, diventa qualcos'altro che ha a che fare con l'omologazione.
Che nonostante tutto, la paura di parlare in pubblico, la timidezza, il rossore sulle guance, quello non sarà mai addomesticato.
Che il mio locale sembrava fuori dal tempo.
Che è giusto siano loro ad avere spazio adesso.
Che, comunque, fra trent'anni, saranno desueti come me, adesso.
Che tutto sommato, va bene così.



venerdì 2 marzo 2012

Dalle passioni non si fugge

Dopo un po' di tempo, questo non è più un lavoro.
Non è neppure un mestiere, un servizio, una professione.
E' solo una parte di te che man mano si sostituisce a te.
Mi ricordo cosa mi diceva Giando, le volte che è passato da qui:
Dalle proprie passioni non si fugge.
Aveva ragione. Prima o dopo i conti ce li fai.
Versare vino o preparare caffè e solo una scusa dentro alla poesia che chi sta dall'altra parte del banco mi trasferisce ogni momento.
A me è sufficente raccogliere, lasciar fare alle emozioni e far scorrere. Raccontare.
Scrivere è una diavoleria che non prevedi ma che ti aggiunge ogni volta che sottrai qualcosa di rituale dai tuoi giorni.
Bere, mangiare, ridere, solo pause tra una frase e l'altra.