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domenica 25 giugno 2017

Pensieri di pioggia

Piove.
Se ne sentiva il bisogno in questa calura.
Ho aperto come al solito l'osteria alle sette; durante la settimana chi si reca al lavoro fa una capatina qui: uno sguardo ai giornali locali, un caffè o altro e gli occhi già stanchi di chi è trasportato controvoglia nella routine.
Sabato e domenica, succede altro.
Succede che si parla, una mezza battuta o lunghi discorsi, con leggerezza o a mezza voce: ma si parla.
I volti sono quasi sempre gli stessi ma hanno una differente maschera non so dire se gioiosa o riposata, certamente un'altra, parallela e trascendente il tempo.
Molti sono genitori e spesso portano i figli con sé.
Li guardo e non so cosa pensare.
Da non padre, da solitario famigliare di me stesso, osservo e m'interrogo sul come sarei potuto esser io se mi fossi impiegato nel ruolo genitoriale.
Non trovo risposte: non ce ne sono.
Al massimo immagino brevi istantanee di momenti gaudenti o di fiera appartenenza.
Ma poi, al primo capriccio di bimbo, tutto svanisce.
Mi piacerebbe esser nonno, in compenso; di quelli che raccontano storie di un passato lontano ai nipoti per esorcizzare il fine corsa e immaginarsi oggetto di ricordo a corsa terminata.
Piove.
E' domenica e la pioggia non sembra neppure pioggia, non sembra ostacolo o fastidio ma solamente un diversivo alla noiosa tiritera del giorno dopo giorno.


venerdì 14 aprile 2017

Pietanze

Ci sono pietanze per tutti i palati e quando si ha fame, ma fame davvero, non le si considerano neppure più pietanze ma necessità.
Le pietanze sono uno spazio ben definito con aspettative certe, talvolta s'immagina già dal nome il sapore che avranno.
Un po' come le convenzioni e le abitudini: a lungo andare gli attribuiamo un ruolo e persino un sapore. 
Il divano di fronte la tv, l'orario di lavoro, la cena, un compagno/a, pisciare, cibarsi a quell'ora, vestirsi per l'occasione o per la moda...
Bene o male ritualizziamo un po' tutto.
Ci conforta e ci tranquillizza.
A me tranquillizza il rumore come una cascata della serranda quando la tiro dall'alto al basso la sera e chiudo a chiave.
Ma se si ribaltasse tutto?
Se ogni sera la serranda avesse un suono differente? o non si chiamasse "serranda" e non fungesse a quello scopo e pure essa ogni giorno cambiasse il suo ruolo? cosa faremmo?
Un po' come la fame, ne faremmo necessità, probabilmente.
Mi viene in mente questo pensiero intanto che osservo al tavolo in fondo questi due uomini che sembrano ragazzi, ma sono uomini, discutere di qualcosa e con una certa animosità.
Sembra ciascuno sia su una sua propria posizione e non intenda da lì scostarsi di un passo.
Si sbracciano, muovono le dita puntando qualcosa nell'aria, a turno si sporgono dalla sedia verso il centro del tavolo, a pochi centimetri dal viso dell'altro.
Intanto bevono: uno del vino l'altro un amaro.
Chissà che si dicono davvero.
Probabilmente non hanno una necessità altrimenti avrebbero già smesso e parlato d'altro.
Almeno la penso così.
E' un po' come ai funerali di qualcuno conosciuto dove la presenza della morte ci rende necessariamente più realisti e ci promettiamo di non perderci di vista e di restare in ascolto dell'altro.
Ma poi tutto passa e si ritorna alle pietanze già servite sul piatto dell'abitudine.
E non ci sia scolta più.
Almeno sino al prossimo funerale.

sabato 28 gennaio 2017

La dieta

Voi penserete, almeno chi passa da qui ogni tanto, che sia distratto o pigro.
Un po' lo sono, anche più di un po'.
Ma la non scrittura, il non racconto, per me non è pigrizia o distrazione ma cercare di non buttar parole al vento.
In realtà la vita scorre e gli avvenimenti accadono quotidianamente; ci sono sempre spunti da cogliere se lo si vuole.
L'Osteria ogni tanto diventa come quei matrimoni dove la ripetizione dei gesti si trasforma in apatia e noia.
Apatia e noia che non derivano da fatti esterni ma esclusivamente da noi e da come i nostri neuroni si nutrono in quel momento.
I miei seguono una dieta ferrea in certuni periodi, fino a perdere le braghe e fare degli zigomi sporgenze taglienti.
Ma poi basta un attimo solo, perché ritornino a cucinarsi qualcosa di buono e curato, a masticare lentamente e rimpolparsi.
Sta accadendo adesso.
Ho ripreso a nutrirmi di quel bisogno di me per cui il neurone ringrazia e s'accomoda al tavolo imbandito.
Ho ripreso a scrivere.
Via pensieri di morte, di disfatta, di inutilità: cibi scadenti senza nutrimento.
Dentro il coraggio di potersi anche dire : sei un orribile narcisista egocentrico.
Lasciarsi scorrere, non porsi limiti, di tempo e spazio
Almeno sino alla prossima dieta.