Google+ Followers

giovedì 23 agosto 2012

Il menù disatteso

Metti una strana cena. Anzi qualcuno che cena e tu che ti siedi a fianco aspettando finiscano.
Metti che non sai cosa dire, che sei pure in imbarazzo e che questi fanno finta di non vederti.
Metti che quando meno te lo aspetti, un commensale giudichi il tuo modo di vestire.
Non ti aspettavi quel genere di giudizio; eri andato là per parlare di cinema.
Che c'entra il mio abito? ti domandi ritardando la prima reazione. Una rapida reazione a una domanda fuorviante spiazza l'avversario, lo obbliga a pensare meglio a ciò che ha detto; e tu hai spazio per pensare ad altro, per essere altro.
Ma se ritardi la risposta autorizzi l'altro a credere che era quella la domanda che ti avrebbe fatto vacillare.
Ecco.
Metti che resti così, senza parole, cercando di capire il perchè della domanda sull'abito e improvvisamente si apre la porta di casa e una persona che credevi quella cui non frega niente dell'abbigliamento, entra dice che l'abito fa il monaco.
La delusione nasce così, quando i criteri su cui basi le tue convinzioni, si ribaltano improvvisamente facendoti dubitare delle tue stesse opinioni.
La delusione, però, a volte facilita la comprensione di quei lati oscuri da cui, quasi sempre, rifuggiamo, fingendo di conoscerne l'essenza.
La delusione è come una cena cui sei invitato ignorando il menù.

martedì 21 agosto 2012

Osteria del tempo sospeso.: Assalto alla baionetta

Osteria del tempo sospeso.: Assalto alla baionetta: Ditemi la verità. Chi è senz'altro al di sopra di ogni colpa? No...tranquilli...nessuna velleità gesucristica. Solo che stando qui ascolto...

sabato 18 agosto 2012

Osteria del tempo sospeso.: L'artista e la normalità

Osteria del tempo sospeso.: L'artista e la normalità: L' arte è un gesto inconsapevole che si fa sostanza. Noi genere umano, sostanza che diffetta di consapevolezza. Più osservo, interagisco, ...

venerdì 17 agosto 2012

L'artista e la normalità

L'arte è un gesto inconsapevole che si fa sostanza. Noi genere umano, sostanza che diffetta di consapevolezza.
Più osservo, interagisco, ragiono con personaggi che l'arte hanno come compagna di viaggio e più comprendo la distanza che passa tra loro e gli altri. Non si tratta di classificazioni o, peggio, discriminazioni ma di pura constatazione.
Chi un po' d'arte ha nel sangue, riesce a godere di cose al limite, così tanto eteree e vacue, da poter apparire come masochismo. L'arte che intendo io è esente da tutto, denaro e potere in testa; viaggia su binari periferici da apparire quasi morti. E' uno stato dell'anima di chi ne è colpito.
Non soprendetevi di trovare uno di loro magari in cima a un monte, la notte, a cantare e suonare le sue canzoni alle stelle, scoprendosi infinitesimamente piccolo.
Non sorprendetevi a vederlo ai margini di un sistema sociale definito, immerso in un silenzio assurdo o in chiassose esternazioni.
Per chi come me vive di servizio, come una carta carbone, tutto risulta bizzarro. La normalità, a ben vedere cos'è?
Essere foglio, carta carbone o copia? E perchè non penna, tavolo. O il pensiero che ci fa scrivere. O il gesto di uscire per comprare i fogli; i soldi che li pagano.
La normalità per molti è il bisogno di sapere che non ci saranno sorprese; per un artista la sorpresa è il senso di una normalità che in fondo snobba.
Comunque la si metta, credo che al centro si muovano istinti e irrazionalità che ci riguardano, nostro malgrado, nonostante tutto.
Fare un buon caffè è arte?

lunedì 13 agosto 2012

Un oste rivoluzionario

Una volta mi dissero che ero fortunato perchè senza pensieri. Risposi che la fortuna non è la mancanza di pensieri ma pensare ciò che ci va di pensare.
Non avere pensieri di ordine pratico, come preoccuparsi di mangiare o respirare, non è lo strumento per liberare la mente. Poter scegliere di pensare a ciò che si vuole è anche andare controtempo, essere noiosi, a volte ingombranti, molto spesso tenuti sotto osservazione.
Pensare liberamente e in autonomia non è più un atto di disciplina o di scelta di parte ma una vera e propria rivoluzione.
Oggi poter pensare liberamente e controtempo significa condannarsi all'isolamento; tutto e troppo si è omologato nel corso dei decenni e tutto e troppo è soggetto al ricatto di sovrastrutture che ci siamo cercate e che adesso non sappiamo come eliminare: i mutui, le cene frequenti fuori, gli abiti firmati, i viaggi, le carte di credito, i telefonini, la disponibilità a tutto sempre e subito, il consumismo in genere.
Ecco perchè, con tutta questa sovrastruttura, serve avere dei pensieri orientati: disturbano meno il conduttore
Invidio chi nel poco sa trovare la ragione di tutto e il tutto è il poco che gli basta.
Sono un piccolo vecchio rivoluzionario, utopistico, anacronistico e dispettoso.
Per questo, scrivo.

giovedì 9 agosto 2012

Fuori dalla porta

Hai visto là fuori?
Cosa, Attilio?
Un po' alla volta ci arriveranno anche qui e non ci potremo fare niente.
La gente?
No...cioè...anche...dico le abitudini a far sembrare tutto a posto o tutto fatto in un altro modo.
Già...ma è da sempre così. Non farci caso.
E come faccio a non farci caso? Mica penserai che esco da qui come se nulla fosse! Là nessuno me lo permetterebbe.
Permetterebbe...cosa?
Di pensare come mi pare! Chiaro no? Credi che fuori di qua si possa dire e fare quel che si crede?Bell'illuso che sei! Si vede che non sei mai uscito troppo da dietro il tuo banco.
La sera vado a casa...
Appunto...mica ti fermi o ti metti a fare dell'altro, no?
Vabbè...che c'entra...ho un lavoro così. Mi piacerebbe andarmene in giro. L'ho anche fatto per un po'.
E poi hai smesso. Perchè?
Perchè...chi se lo ricorda...soldi? Noia? Non ricordo.
Lo vedi? Ci sei finito dentro pure tu! Solo che ti nascondi e fai finta di niente e da li dietro ti sembra tutto possibile. Non è così, caro mio.
E allora...che si fa?
Non lo so.
Neppure io.
Siamo a posto.
Una guerra?
Da soli?
Magari altri si alleano.
E come l'informi?
Esco e grido!
Ah ah! E chi ti sente? Ti prendono per matto e ti rinchiudono.
Scrivo. Metto cartelli in giro " La vita c'è!" Qualcuno s'interessa e mi cerca.
Quanti secondo te?
Non so...magari tanti.
O nessuno. Sei davvero certo che sapere dell'esistenza di una vita senza questi confini, interessi qualcuno?
Dici che spaventa?
Tu che ne dici?

domenica 5 agosto 2012

Che faccia!

Oplà, si cambia faccia!
Per molta gente è un'attività redditizia come per altri lo è l'imbroglio, la calunnia, l'opportunismo, la furbizia.
Sarà che da qui, dietro questo banco un po' sgualcito, vedo tanta realtà passare e andare, da potermi permettere anche delle valutazioni. Sarà che qualcuno pensa sia facile fare così, con mezza parte di me nascosta dietro un ripiano.
Sarà. Non lo so e non giudico:non mi riesce naturale.
Vedo, però, che ineluttabilmente, tanti hanno una ragione da spendere, una forza da mostrare o una debolezza per reclamare qualcosa. In tutti i casi ciascuna di essa comporta una qualche reazione o azione deliberata a legittimarne il senso.
Noto che lo strumento maggiormente utilizzato, è la propria faccia.
Incuranti, la modellano alle necessità, la mettono anche in luoghi altrui sconvenienti, qualcuno addirittura la scambierebbe con quella di un altro.
E devo riconoscere che è una moneta ad alto rendimento, in determinate situazioni.
L'importante è averne cura nella misura in cui la cura stessa è la dinamica che la trasforma.
Se devo dirla tutta, per quanto mi riguarda e per certa gente, i soli gesti che mi interessano sono la voce che ordina e la mano che paga.
Ma che non stringo.