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lunedì 13 agosto 2012

Un oste rivoluzionario

Una volta mi dissero che ero fortunato perchè senza pensieri. Risposi che la fortuna non è la mancanza di pensieri ma pensare ciò che ci va di pensare.
Non avere pensieri di ordine pratico, come preoccuparsi di mangiare o respirare, non è lo strumento per liberare la mente. Poter scegliere di pensare a ciò che si vuole è anche andare controtempo, essere noiosi, a volte ingombranti, molto spesso tenuti sotto osservazione.
Pensare liberamente e in autonomia non è più un atto di disciplina o di scelta di parte ma una vera e propria rivoluzione.
Oggi poter pensare liberamente e controtempo significa condannarsi all'isolamento; tutto e troppo si è omologato nel corso dei decenni e tutto e troppo è soggetto al ricatto di sovrastrutture che ci siamo cercate e che adesso non sappiamo come eliminare: i mutui, le cene frequenti fuori, gli abiti firmati, i viaggi, le carte di credito, i telefonini, la disponibilità a tutto sempre e subito, il consumismo in genere.
Ecco perchè, con tutta questa sovrastruttura, serve avere dei pensieri orientati: disturbano meno il conduttore
Invidio chi nel poco sa trovare la ragione di tutto e il tutto è il poco che gli basta.
Sono un piccolo vecchio rivoluzionario, utopistico, anacronistico e dispettoso.
Per questo, scrivo.

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