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mercoledì 11 luglio 2012

...fossimo capaci di ascoltare

Mettiamo il caso che tutti, improvvisamente, fossimo capaci di ascoltare per davvero.
Ci sarebbero persone ferme in ogni angolo della strada pacatamente con le orecchie tese e i sensi ben disposti. Forse molti non potrebbero neppure uscire di casa per non interrompere il flusso dell'ascolto e ci sarebbero orari sfalsati sui posti di lavoro per poterne favorire la pratica.
Addirittura, nei posti di lavoro, le decisioni sarebbero prese lentamente e nessuno se ne assumerebbe la paternità al punto che non sarebbe necessario neppure stabilire delle gerarchie in quanto collettivamente si giungerebbe a definire i migliori percorsi da intraprendere. Non ci sarebbero neppure delle ore dedicate al lavoro perchè in realtà il reciproco ascolto non potrebbe essere regolato da tempi ma da necessità. Anzi, il lavoro stesso non sarebbe contemplato.
Forse non servirebbero le radio, le televisioni né men che mai le notizie di cronaca, soprattutto quella nera. Figuriamoci poi le guerre! Non avrebbero motivo di esistere perchè i conflitti sarebbero risolti ancor prima di cominciare. Probabilmente i libri si, quelli continuerebbero a esistere; e anche l'arte, la musica, la poesia.
Le tasse non ci sarebbero, non si sprecherebbero energia e tempo per consumi inutili; i magnati, i ricchi e i faccendieri finirebbero di popolare perchè ascolto e dialogo impedirebbero a chiunque di sovrastare altri, prendersi gioco degli altri, abusare del potere sugli altri, perchè il potere non esisterebbe.
Mettiamo il caso che tutto, improvvisamente, fosse così. Saremmo veramente certi, così colti all'improvviso, di sopportare tutto quel silenzio?

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