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domenica 3 giugno 2012

Teatranti


Tra le cose che mi piacciono maggiormente c'é quando, a orari imprevisti, questo locale si riempie di persone animate da qualcosa di magico. Qua vicino c'è un Teatro, un  piccolo Teatro di quartiere, cento posti a sedere al massimo. Questo Teatro è utilizzato da attori professionisti e attori non professionisti. I primi spesso sono le guide e gl'insegnanti dei secondi e sono professionisti perchè hanno deciso che di quel mestiere faranno la loro fonte di sostentamento, quasi sempre dolorosa e faticosa. I secondi, sono nel limbo, tra la paura di perdere certezze acquisite altrove e bisogno di volare alto. Questi ultimi sono i più interessanti da spiare.
 Si vedono almeno una volta alla settimana, provano ore e ore, ma prima passano da qui per una birra, un caffé. E come sempre li ascolto. Io ascolto tutto: è questo il mio vero guadagno.
Sono concentrati, si sollecitano su come porre una battuta piuttosto che immaginarne di nuove e differenti; come tutte le cose genuine, tutti si occupano di tutto, dalla ricerca di abiti di scena a scenografie intere sottratte dagli arredi domestici di ciascuno, dalla logistica operativa per il giorno dello spettacolo; ma soprattutto sono gli occhi e le voci gli aspetti più intensi da guardare e ascoltare. Le voci sembrano proteggere il personaggio che, prova dopo prova, si è fatto spazio in loro e che fa compiere loro gesti altrimenti sconosciuti. C'è la ragazza che deve invecchiarsi e rendersi insopportabile zitella e una volta in vista del palcoscenico, trasforma una sua vita reale attenta ai dettagli alle amicizie al sorriso, in un mondo totalmente alieno ma proprio per questo vissuto intensamente. Sono tutti lavoratori, o disoccupati, figli di questa realtà, che per qualche ora , si allineano e prendono forme nuove, camminano dentro mondi nuovi, parlano lingue nuove, pensano pensieri nuovi e ci mettono il corpo, la voce, l'anima.
Nel momento che i miei bicchieri passano dalle mie mani alle loro, in quel gesto tanto consueto quanto banale, ho come la piacevole sensazione che qualcosa di noi s'intrecci.
A ben vedere siamo sulla stessa scena, io con il mio quotidiano teatro fatto di personaggi sempre differenti, loro attori di una vita che, fuori da qui, assume altre dimensioni. Recitiamo tutti.
Recitamo tutti e recitiamo sempre, al punto che il confine tra stare in scena ed essere la scena è così sottile da non comprendere quale sia il vero palcoscenico.

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