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giovedì 12 aprile 2012

Ottocento metri


Capita di ripercorre vecchie strade dopo molto tempo.
Capita che una di queste sia stata la tua strada per molti anni, quelli della scuola, e quel tragitto di ottocento metri tra il portone d'ingresso e la fermata del pullman che riportava a casa, fosse il tuo vissuto quotidiano per cinque anni.
Poi capita che la vita ti trasporta come un pallone di bimbo, in giro, e tu quegli ottocento metri piano piano li vaporizzi con i ricordi.
Trovi nuovi percorsi, altri ottocento metri, altre routine.
Accade, però, che un giorno qualunque, un giovedì come tanti, ti ritrovi a passare negli ottocento metri persi nella memoria e per la prima volta fai caso a quanto intorno sia cambiato.
E' cambiato il modo di parlare, hanno chiuso alcuni negozi che erano caposaldo delle tue fantasie, come il prezioso negozio di abbigliamento sportivo, sulle cui vetrine fantasticavi gol in rovesciata nel "sette" favoriti da un modello di scarpe da calcio che non potevi permetterti.
Scarpe oggi considerate "vintage".
La latteria che vendeva i dolci alla panna che quando uscivi a mezzogiorno non resistevi dal comprare, non c'è più e non ci sono più le sue file umane sbavanti di fronte la vetrina.
Adesso c'è una ricevitoria per scommesse.
Il giornalaio è rimasto lo stesso ma ha il cartello giallo con "Vendesi" scritto sopra.
Le case sono le stesse.
La grande chiesa sulla piazza.
Il nome della piazza.
Quello è sempre uguale, ripulito, ristrutturato, ridipinto ma sempre lì da secoli.
E' allora che passeggiando i tuoi ottocentometri, acceleri il passo, sperando il tempo non t'inghiotta del tutto.

2 commenti:

  1. fermare tutto ad un momento preciso (sicuramente felice) o accettare i cambiamenti anche quando non vanno nella direzione che tu avresti voluto? mah...è davvero difficile scegliere...

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  2. penso la seconda. In fondo i ricordi sono un patrimonio personale che nessuno può aggredire. E con quelli ci si può permettere di scegliere.

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