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SEI PAROLE

  Ho riaperto l'osteria, mi mancava. Mi mancavano quei viaggiatori del mattino che qui trovano ristoro con un caffè e i giornali. Mi piacciono i loro silenzi e ancor di più i loro riti, gli spazi occupati, come i loro corpi interagiscono con lo spazio. C'è quello con il naso grande e le gambe lunghe, vestito sempre uguale in tutte le stagioni, con i pantaloni di finto velluto, una maglia larga di finta lana spessa a girocollo che non fa capire se sotto ha una camicia, una maglietta o nulla. Dice sei parole in tutto. " Un caffè" Grazie" " Quanto devo" " Saluti" Si siede di fronte al banco con le spalle all'angolo e le gambe accavallate. La sua ragione è il giornale, il quotidiano nazionale da cui si fa avvolgere, tenendolo aperto a due centimetri dagli occhi, così che le mani tirino le pagine verso le orecchie. Lo legge tutto.  Ma proprio tutto, da cima a fondo, sempre in quella postura e posizione, girando di volta in volta le pagine. Quan

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